Nei giorni scorsi a San Vito lo Capo, in Sicilia, c’era la Cous Cous Fest, una gara in cui chef proveniente da tutto il mondo si sfidano per guadagnare alla propria ricetta il titolo di miglior couscous dell’anno.
Quando ho letto dell’evento mi è venuta un’incontenibile voglia di couscous, che per me è un alimento base della dieta: a casa mia si mangia couscous almeno una volta a settimana. Così me ne sono preparata una scodella – con una ricetta estiva, dato che in questi giorni c’è ancora un po’ di sole, ma anche molto orientale. Leggi la ricetta
Questo piatto avrebbe avuto un nome così lungo che ho deciso di non dirvelo: perchè se avessi elencato tutta la roba che ci va dentro non mi sarebbe bastato il campo del titolo del post.
In realtà trattasi un’idea rubata su Grazia e poi adattata un po’; io non l’ho mangiato perchè la ricetta prevedeva il pollo, ma pare fosse buono: se è piaciuto al mio papà, che è stato tirato su a forza di couscous, potete fidarvi e provare. Leggi la ricetta
Jasmine ed io “litighiamo” sempre per le ricette mediorientali, probabilmente perchè ogni famiglia non solo le fa, ma anche le chiama in un modo diverso, benchè la sostanza sia la stessa.
Io ad esempio pronuncio il nome di questo piatto taboulè con la e accentata, mentre Jasmine insiste col voler mettere l’accento sulla u: io infatti pronuncio alla maniera francese, lei alla maniera araba; non vale nemmeno la pena di aprire il discorso sulle grafie dei nomi arabi, che possono essere trascritti con l’alfabeto fonetico internazionale ma che ogni paese trascrive in modo diverso: nel caso del tabouleh (تبولة), le alternative sarebbero tabbouleh, tabouli, tabule…
Comunque lo si chiami, il tabouleh è buonissimo e non può mancare quando si preparano piatti mediorientali come falafel, hoummus, labna ecc. Leggi la ricetta