A Tel Aviv, sulla strada parallela al lungo mare, rehov Hayarkon, nei giorni feriali ma soprattutto il venerdì prima di Shabbat, è facile trovarsi a fissare con l’acquolina in bocca la vetrina di una pasticceria della quale ahimè ora mi sfugge il nome, che sforna la mattina presto dei dolcetti eccezionali, le rugelach.
Le rugelach sono un po’ come delle brutte brioches; più precisamente sono piccoli cornetti – tipici della cucina ashkenazita israeliana – fatti con un impasto al formaggio e ripieni di nocciola, mandorle o frutta secca.
Ho passato un sacco di pomeriggi d’estate a guardare la vetrina della pasticceria, che metteva le rugelach in bella vista per tentare i passanti, e devo dire che nonostante i 40° C o più di Tel Aviv d’agosto – che inducono a desiderare un gelato più che una brioches appena sfornata – non ho mai saputo dire di no a una piccola rugelach. Leggi la ricetta
Nei giorni scorsi a San Vito lo Capo, in Sicilia, c’era la Cous Cous Fest, una gara in cui chef proveniente da tutto il mondo si sfidano per guadagnare alla propria ricetta il titolo di miglior couscous dell’anno.
Quando ho letto dell’evento mi è venuta un’incontenibile voglia di couscous, che per me è un alimento base della dieta: a casa mia si mangia couscous almeno una volta a settimana. Così me ne sono preparata una scodella – con una ricetta estiva, dato che in questi giorni c’è ancora un po’ di sole, ma anche molto orientale. Leggi la ricetta
Mjadra è un piatto tipico libanese diffusissimo in tutto il Medio Oriente, senza il quale – da quando sono vegetariana – non potrei sopravvivere, tanto per darvi un’idea di quanto è delizioso.
Mjadra è una ricetta fantastica perchè potete prepararla in anticipo, non è difficile, si conserva a lungo e si mangia sia fredda che calda. Insomma, mi chiedo perchè ho aspettato fino a oggi per parlarvene!
Tra l’altro, nel caso voleste essere filologicamente corretti adesso vi dico come pronunciarlo. Dovete dire ehm come quando qualcuno vi fa una domanda e cui non sapete rispondere, je come in je suis in francese, mentre dra potete dirlo all’italiana ma raddoppiate un po’ la d.
Ripetete dopo di me ehm-je-ddra (in coro: ehm-je-ddra). Poi leggete la ricetta. Leggi la ricetta
Jasmine ed io “litighiamo” sempre per le ricette mediorientali, probabilmente perchè ogni famiglia non solo le fa, ma anche le chiama in un modo diverso, benchè la sostanza sia la stessa.
Io ad esempio pronuncio il nome di questo piatto taboulè con la e accentata, mentre Jasmine insiste col voler mettere l’accento sulla u: io infatti pronuncio alla maniera francese, lei alla maniera araba; non vale nemmeno la pena di aprire il discorso sulle grafie dei nomi arabi, che possono essere trascritti con l’alfabeto fonetico internazionale ma che ogni paese trascrive in modo diverso: nel caso del tabouleh (تبولة), le alternative sarebbero tabbouleh, tabouli, tabule…
Comunque lo si chiami, il tabouleh è buonissimo e non può mancare quando si preparano piatti mediorientali come falafel, hoummus, labna ecc. Leggi la ricetta
I falafel sono polpettine fritte a base di ceci, aglio e prezzemolo, diffusissime in tutto il Medio Oriente; sono veloci da preparare e veramente deliziosi: io li adoro! Per noi vegetariani sono una vera manna!
I falafel si mangiano naturalmente nella pita, con abbondante hummus e insalata israeliana, ma sono perfetti anche come finger food per un aperitivo con gli amici. Leggi la ricetta