Labna

Amore in cucina

Tag: vitello

Lubia bel kemmun

Quando non ero vegetariana, uno dei miei piatti preferiti tra quelli delle grandi occasioni, consumati di shabbat o in occasione delle feste ebraiche, era senz’altro la lubia.
La lubia – anzi, tbeha bel lubia, cioè spezzatino con fagioli – è uno stufato della tradizione ebraica tripolina, di cui esistono varie declinazioni: quella di cui vi racconto oggi è la lubia bel kemmun, vale a dire quella col cumino, uno dei classici della cucina di mia nonna, passata in eredità a mia madre e a me.

Il cumino è uno dei sapori che più mi fanno sentire a casa! Ha un profumo così intenso e riconoscibile che quando mia madre lo sta preparando me ne accorgo ancora prima di entrare in casa!
Se non conoscete questo ingrediente speciale provate a procurarvelo; potete preparare la lubia, certo, ma se non avete pazienza potete fare anche un semplice piatto di verdure al cumino: vi piacerà tanto che non potrete più farne a meno.
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Blbeta

La belbeta, o meglio blbeta perchè la e quasi non si legge, è un antipasto davvero molto saporito tipico della cucina tripolina.
In queste polpette c’è tanto aglio da spaventare anche Dracula, più una dose massiccia di semi di finocchio.

Io non le mangio da tanti anni, essendo vegetariana, ma quando ho preparato il piatto per la foto ho leccato un po’ di olio che mi era finito su un dito mentre aggiustavo le polpette e… mmmmmh, che delizia!
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Bamia

La bamia è uno stufato delizioso, un piatto tipico della cucina tripolina; si prepara con una verdura abbastanza sconosciuta in Europa, che in arabo chiamiamo bamia, ma che nei paesi dell’America meridionale e in Asia è molto utilizzata, pur essendo nota sotto altri nomi, in particolare okra, lady finger o ancora gumbo.

Comunque voi vogliate chiamare questo delizioso ingrediente, lo si usa soprattutto per fare stufati e spezzatini come quello che vi racconto oggi, la bamia per l’appunto, che mia nonna preparava spesso per la cena dello Shabbat o con anticipo addirittura per il sabato a mezzogiorno, quando agli ebrei è vietato accendere il fuoco per cucinare.
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Medaglioni di vitello con radici di Chiavari e chutney di mele

Lo scorso weekend mi trovavo a Genova con la mia metà per Cibio, una piccola fiera di prodotti bio che si tiene ogni anno nella zona del porto.
Usciti da Cibio un po’ delusi, perchè l’evento è davvero minuscolo, siamo andati un po’ a spasso per Genova e siamo capitati al mercato orientale. Il mercato orientale di Genova è un posto un po’ buio e misterioso, con bancarelle di frutta e verdura molto interessanti perchè vendono ogni genere di prodotti, sia locali che “esotici”.

Tra i molti prodotti del mercato le radici di Chiavari hanno attirato la mia attenzione: somigliavano al parsnip, o a delle carote un po’ difformi, ma non le avevo mai viste prima! Così le ho comprate, forte della rassicurazione del venditore: “Com’è che non conosce le radici di Chiavari? Si fanno come le carote!”.
Voi le avevate mai viste prima d’ora (prego astenersi lettori genovesi)?
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Che cosa vuoi per cena? OSSOBUCO!

L’ossobuco, forse per il suo colore, forse per il fatto che sia comunemente accostato al risotto alla milanese, forse perché è carne, viene associato all’autunno se non addirittura all’inverno… io, invece, lo chiedo regolarmente per la cena del mio compleanno, che cade inesorabilmente tutti gli anni lo stesso 12 giugno; come è facilmente comprensibile, l’ossobuco è nella top ten dei miei piatti preferiti.

ossobuco

Un po’ come tutti i piatti di carne, l’ossobuco ha una lunghissima cottura: se decido di non usare la pentola a pressione, con la quale ci vogliono 45 minuti, la cottura va dalle due ore e mezza alle tre ore a seconda della carne.
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