Come forse alcuni di voi ricorderanno dallo scorso anno, mercoledì noi ebrei celebreremo la festa di Tu Bi’Shvat, il capodanno degli alberi.
A Tu Bi’Shvat ringraziamo Dio per la fecondità della terra e per il raccolto dell’anno in corso; per questo motivo è tradizione mangiare la frutta che viene coltivata in terra d’Israele: uva, fichi, albicocche, melograni, datteri, prugne, olive, mandorle, pistacchi e altri tipi di frutta, specialmente secca.
Si preparano molti dolci per Tu Bi’Shvat, ma quest anno noi abbiamo deciso di cambiare e portare lo spirito di Tu Bi’Shvat in un secondo piatto. Ci è venuta in aiuto, come spesso accade, la cucina ebraica tripolina, con uno spezzatino perfetto per l’occasione, chiamato Mrosia.
Volete scoprire questo gustoso piatto della tradizione? Oggi abbiamo per voi una sorpresa in più oltre alla ricetta… Leggi la ricetta
A casa dei miei nonni era mia nonna Malu a farla da padrona in cucina: cucinava sempre lei, naturalmente, durante la settimana ma anche nelle feste e di shabbat. Mio nonno entrava in cucina di tanto in tanto quasi solo per fare il caffè, eccezion fatta però per un singolo, eccezionale momento dell’anno: Channuccah.
A Channuccah mio nonno si alzava presto, si metteva in cucina e preparava le sfenz, le frittelle di acqua e farina, proprio come si faceva a Tripoli: un impasto semplice e veloce, qualche ora di lievitazione, un tuffo nell’olio bollente e… la più irresistibile merenda del mondo è pronta.
Avete presente le frittelle del lunapark? Beh, eccole qui: cambia il nome, ma il risultato finale è proprio quello. Leggi la ricetta
Dolci o salate, le roschette – in arabo tripolino kaak – sono uno dei capisaldi della cucina ebraica libica; mia nonna le preparava spessissimo e in grande quantità, perchè come vi ho già raccontato non si può bere il caffè, non si può proprio, senza accompagnarlo un paio di roschette.
Le roschette sono un biscotto eccezionalmente leggero e friabile; non contengono derivati del latte e hanno poco zucchero, quindi sono particolarmente adatte anche a chi ha esigenze alimentari particolari.
Provatele: la vostra colazione (ma anche la vostra merenda!) non sarà più la stessa! Leggi la ricetta
Quando non ero vegetariana, uno dei miei piatti preferiti tra quelli delle grandi occasioni, consumati di shabbat o in occasione delle feste ebraiche, era senz’altro la lubia.
La lubia – anzi, tbeha bel lubia, cioè spezzatino con fagioli – è uno stufato della tradizione ebraica tripolina, di cui esistono varie declinazioni: quella di cui vi racconto oggi è la lubia bel kemmun, vale a dire quella col cumino, uno dei classici della cucina di mia nonna, passata in eredità a mia madre e a me.
Il cumino è uno dei sapori che più mi fanno sentire a casa! Ha un profumo così intenso e riconoscibile che quando mia madre lo sta preparando me ne accorgo ancora prima di entrare in casa!
Se non conoscete questo ingrediente speciale provate a procurarvelo; potete preparare la lubia, certo, ma se non avete pazienza potete fare anche un semplice piatto di verdure al cumino: vi piacerà tanto che non potrete più farne a meno. Leggi la ricetta
Da mesi volevo parlare su Labna del cous cous, uno dei miei cibi preferiti, e finalmente eccolo qui.
Io adoro il cous cous: per noi, a casa mia, il cous cous è un ingrediente fondamentale di tante cene, specialmente per shabbat o nei giorni di festa, quando accompagna la lubia – uno stufato di cui vi parlerò nei prossimi giorni – ma anche le car u’bsel, la bamia e tanti altri piatti tradizionali.
La ricetta di mia nonna è molto speciale e diversa da qualsiasi altro cous cous abbiate mai visto.
Tradizionalmente, in tutti i paesi arabi, il cous cous si fa con la semola, che viene cotta al vapore per due o tre ore nell’apposita pentola couscoussiera fino a completa cottura.
Mia nonna, invece, preparava il cous cous con il semolino, cuocendolo con un metodo non tanto diverso da quello con cui si prepara il riso pilaf, ottenendo un cous cous leggerissimo, a grana molto fine (diversamente da quello arabo che è a grana grossa), incredibilmente soffice. Leggi la ricetta